E SE GLI INSULTI SI MARCHIASSERO A FUOCO SULLA NOSTRA PELLE? UN PROGETTO FOTOGRAFICO ILLUSTRA IL BULLISMO

E se gli insulti si marchiassero a fuoco sulla nostra pelle? Un progetto fotografico illustra il bullismo

Come sapete, il make-up è un elemento fondamentale nei servizi fotografici, ma Richard Johnson ha deciso di utilizzarlo il modo alternativo rispetto ai classici trucchi sexy o glamour che si fanno sulle modelle…

Fat, grassa

Il progetto si chiama Weapon of Choice ed è tanto semplice quanto d’impatto: gli insulti che riceviamo e pronunciamo più spesso sono stati illustrati visivamente attraverso il make-up, facendoli sembrare dei marchi a fuoco, delle ferite o delle cicatrici sui soggetti immortalati. Lo scopo? Mostrare il potere delle parole, che non restano mai in superficie, ma ci colpiscono nel profondo.

A colpire è sicuramente la giovane età dei bambini: appena ho visto le immagini, mi sono ritrovata a pensare al fatto che quando siamo piccoli viviamo nella spensieratezza, senza preoccuparci del giudizio degli altri o del nostro aspetto fisico. A un certo punto, però, scatta qualcosa: nel momento in cui ci sentiamo dare degli stupidi, dei ciccioni o dei quattrocchi, iniziamo a credere davvero di esserlo.

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Weapon of Choice

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Weapon of Choice

Il bullismo in questo senso è un’arma micidiale, perché finisce per mettere in dubbio le nostre certezze e ci fa perdere la fiducia in noi stessi. Non è un caso se, come spiegano sul sito internet del progetto, che vi consiglio vivamente di guardare, la maggior parte dei bambini ha avuto difficoltà a pronunciare la parola apparentemente più innocua, ma così tremenda per loro: stupid.

Weapon of Choice

A quanto pare molti dei soggetti fotografati sono stati davvero vittime di bullismo: è stata presentata loro una lista di insulti e sono stati invitati a scegliere quello più significativo. È quindi probabile che il ragazzino con l’orecchino e la scritta “faggot“, che equivale a checca o finocchio (insomma, un appellativo decisamente poco rispettoso), si sia davvero sentito rivolgere questo insulto e lo stesso potrebbe valere per la ragazza con la parola “slut“, sgualdrina.

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Per quanto riguarda il trucco, è bello scoprire che i make-up artist che hanno collaborato lo hanno fatto gratis, in onore della causa. Il progetto ha ben presto assunto la connotazione di una campagna anti-bullismo; personalmente credo che lo scopo sia in parte raggiungere le vittime, ma ancora di più ammonire i “carnefici”. Quante volte ci capita di lasciarci sfuggire una di queste parole, magari per scherzo, senza pensarci? Quante volte finiamo per etichettare gli altri? “Guarda che brutta quella ragazza”, “come è vestita male”, “che gambe storte”, “che sedere grosso”, “ha la minigonna, sarà sicuramente una facile”…Insomma, prima di marchiare a fuoco qualcuno con le nostre parole, fermiamoci a riflettere e pensiamo a queste immagini.

Femminuccia

Dovendo scegliere io gli insulti che più mi hanno segnata, sicuramente mi vengono subito in mente i classici “balena” e “cicciona“, che non fanno mai piacere, ma a pensarci meglio credo di essere rimasta ancora più ferita da tutti i “non ce la farai mai” che mi sono stati detti in varie fasi della mia vita, soprattutto prima di intraprendere questa carriera. Avere qualcuno che ti butta giù ancora prima di iniziare è tremendo, bisogna sempre lottare e cercare di dimostrare il contrario, se non altro per la soddisfazione personale di dire “ce l’ho fatta”. 

Fonte: http://blog.cliomakeup.com/2014/06/e-se-gli-insulti-si-marchiassero-a-fuoco-sulla-nostra-pelle-un-progetto-fotografico-illustra-il-bullismo/

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