RECORD DI CO2 È UNA NUOVA ERA CLIMATICA

«Record di C02 è una nuova era climatica»

L’agenzia meteo dell’Onu: concentrazioni medie di anidride carbonica sopra la soglia-simbolo in tutto il 2015. Aria sporca e surriscaldamento. Il 2016 è il più caldo di sempre


Lo stillicidio delle brutte notizie sul deterioramento del clima era stato interrotto dall’accordo di Parigi per la tutela ambientale negoziato a dicembre, siglato in primavera e pronto a entrare in vigore nei prossimi giorni, a novembre, grazie all’avvenuta ratifica da parte di un numero sufficiente di Paesi. Poi, dieci giorni fa, l’accordo di Kigali: l’impegno di 197 Paesi per eliminare l’Hfc, il gas usato per sostituire in frigoriferi e condizionatori il micidiale Cfc che distrugge la fascia dell’ozono. L’Hfc non attacca l’ozono, ma contribuisce comunque all’effetto serra.
Meteo mondiale
Un costruttivo rimboccarsi le maniche, uno stato d’animo positivo sul quale piomba ora una nuova ombra: l’analisi dei dati 2015 del WMO, l’Organizzazione meteorologica mondiale. La più antica istituzione del mondo sul clima (fondata nel 1873), ora agenzia delle Nazioni Unite, dice cose sconfortanti. Non solo, come già sapevamo, il 2015 è stato un anno record per il riscaldamento dell’atmosfera, ma, afferma ora il suo segretario generale, il finlandese Petteri Taalas, il livello di CO2 nell’atmosfera ha per la prima volta superato la soglia delle 400 parti per milione.
Numeri che dicono poco a noi non addetti ai lavori che percepiamo i mutamenti climatici in termini di caldo insopportabile, «bombe d’acqua», inondazioni, siccità che svuota i laghi, innalzamento dei mari. Ma Taalas dice anche qualcosa di più comprensibile: la crescita progressiva degli scorsi anni è diventata impennata nel 2015 per l’impatto di «El Niño». Questo fenomeno meteorologico ora è scomparso, ma i suoi effetti, in termini di CO2, sono sempre lì: continuano nel 2016 e continueranno ancora per molte generazioni (quindi parliamo di secoli) perché, a differenza dei gas Hfc (idrofluorocarburi) che, una volta non più emessi, svaniscono, «l’anidride carbonica prodotta rimane nell’atmosfera per migliaia di anni e inquina gli oceani ancora più a lungo».
Pechino soffoca da giorni nella nebbia sporca, e il governo schiera apparecchiature militari
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Questa foto della Xinhua mostra la visibilità in città. Va avanti così da diversi giorni.È stata scattata a mezzogiorno di questo sabato che prevederebbe cielo quasi sereno a Pechino. Ma da giorni è tornato il PM 2,5 a livelli superiori a 350 con effetto nebbia sporca e aria irrespirabile. L’ultima trovata del governo, preso atto che nel 2015 la capitale ha avuto 179 giorni di inquinamento insopportabile, è di schierare il NARS: è un sistema basato su tecnologia nucleare, biologica e chimica che permette di rilevare le fonti di inquinamento con un’accuratezza tra 1 e 3 chilometri. Il NARS, informa la stampa governativa, finora era stato usato per fini strettamente militari (individuazione di bersagli probabilmente). Ci si chiede se, individuate le fabbriche e le centrali a carbone che avvelenano i pechinesi, le autorità impiegheranno i carri armati per spianarle. Prima dei tank questa sera arriverà in soccorso la pioggia e un fronte freddo.

 

L’accordo di Parigi
Insomma, ben venga l’accordo di Kigali, «ma qui l’elefante nella stanza è il CO2: bisogna accelerare di molto l’attuazione dell’accordo di Parigi» perché quello che è stato deciso non basta a contenere la crescita delle temperature entro i 2 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale. Sconfortante sentirselo dire dal Wmo con toni così definitivi, ma che l’accordo di Parigi fosse insufficiente, politici e scienziati l’hanno sempre saputo. Si è, però, preferito concentrare l’attenzione sulla parte mezza piena del bicchiere e siglare l’unico accordo che si era rivelato politicamente praticabile: il rischio, in caso contrario era quello di scivolare in una sorta di fatalismo nihilista. Anche oggi, a fronte di una situazione grave, non mancano i segnali positivi: dall’aumento record degli investimenti in energie alternative nel mondo industrializzato, ai primi veri sforzi delle nazioni emergenti di ridurre la loro dipendenza dai combustibili più inquinanti, a partire dal carbone. Il crollo dei prezzi degli idrocarburi non facilita certo la transizione verso le fonti rinnovabili e il nucleare resta tabù, ma la spinta verso veicoli a basso consumo, edifici ad alta efficienza energetica e produzioni industriali con meno emissioni è forte negli Usa e nel resto del mondo.
I gas-serra
Ma se gli obiettivi del protocollo di Parigi sono troppo limitati, ci sono anche molti dubbi sulla loro implementazione. Per riuscire a ridurre i gas-serra del 26-28% entro il 2025 come promesso, ad esempio, gli Stati Uniti dovrebbero attuare il piano di riconversione delle centrali elettriche varato da Obama e già bloccato, ridurre la dipendenza dagli idrocarburi e usare energie alternative nella produzione industriale in una misura al momento impensabile.
La Grande barriera australiana sta morendo. Il biologo: «Spettacolo straziante»
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La variopinta barriera corallina australiana si sta trasformando in una distesa sbiadita. Il 93% delle scogliere che compongono la Grande Barriera, patrimonio Unesco, è colpita da sbiancamento. Il quadro emerge dal monitoraggio aereo effettuato sui 2.300 chilometri di barriera dalla task force di scienziati dell’ARC Centre della James Cook University guidata dal biologo Terry Hughes. Il fenomeno in atto «è il più grave che abbiamo mai documentato, peggiore perfino del primo evento nel 1998 e del secondo nel 2002», ha spiegato lo scienziato. «La metà settentrionale della Grande barriera risulta gravemente danneggiata, dalla Nuova Guinea verso Sud per circa mille chilometri». «È come se 10 cicloni l’avessero colpita
simultaneamente». E in alcune scogliere si registra un tasso di mortalità dei coralli fino al 50%.

Fonte: http://www.corriere.it/ambiente/16_ottobre_24/record-gas-serra-nell-atmosfera-siamo-una-nuova-era-clima-9598f16c-99e7-11e6-939e-ec3a0eea054f.shtml

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