L’oltraggio al pane di Torre Maura

A Roma una folla inferocita ha calpestato i panini destinati ai rom. Un gesto intollerabile, sacrilego, perché fa scempio di quello che dagli albori della civiltà occidentale è il simbolo stesso dell’umano.

La protesta degli abitanti è stata drastica: barricate realizzate con i cassonetti, poi dati alle fiamme. In tutto ciò si sono levate numerose urla di protesta: «Fate schifo!», «Qui abbiamo tanti problemi, prima c’erano gli africani, ora gli zingari, basta!».

L’immagine simbolo della vicenda è però quella dei panini calpestati a terra. I residenti, hanno circondato e speronato la volontaria che avrebbe dovuto portare nella struttura dei viveri. «Pure i panini gli portate! – hanno urlato – Devono morire di fame!», calpestando poi i panini e facendo allontanare la volontaria.

Calpestare il pane significa calpestare l’umanità. Se è vero che ogni protesta legittima è possibile, questo gesto è intollerabile. Addirittura sacrilego.
Perché fa scempio di quello che dagli albori della civiltà occidentale, ai cui valori si richiamano molti dei manifestanti, è il simbolo stesso dell’umano. Alimento ordinario dell’uomo civilizzato lo definiscono i dizionari. Come dire che chi oltraggia il pane si chiama automaticamente fuori dal consorzio civile. Non solo perché mal tollera che quegli “zingari”, temuti ed esecrati, sostino su quello che considera un territorio di sua esclusiva proprietà dimenticando che uno spazio pubblico è di tutti e non solo degli abitanti del quartiere. Ma soprattutto perché i trecento giustizieri, a quelle donne, a quegli uomini, a quei bambini non hanno riconosciuto lo statuto di persone. Li hanno trattati come residui ingombranti da smaltire con le buone o le cattive.

Siete peggio delle bestie! Avete deciso di passare dalla parte del torto come nemmeno gli animali avrebbero fatto. Chi l’ha fatto deve ragionare sulla schifezza del proprio gesto e vergognarsi profondamente e si auguri di non dover mendicare mai il pane.

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