L’ALTRA FACCIA DEL CONFLITTO MEDIORIENTALE: LA GUERRA DELL’ACQUA

L’Altra Faccia del Conflitto Mediorientale: la Guerra dell’Acqua


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C’è una guerra che non fa rumore. Un conflitto che non si serve di colpi di mortaio, spari o missili, ma che miete nel silenzio ogni giorno centinaia di vittime, la maggior parte delle quali sono bambini. E’ la guerra dell’acqua, da sempre simbolo di vita e fertilità, oggi trasformata, per colpa delle nuove strategie belliche mediorientali, in un’arma volta a indebolire e controllare una popolazione oramai allo stremo delle forze.

L’area geografica coinvolta è quella del Vicino Oriente, situata tra i fiumi Tigri ed Eufrate, un tempo culla delle civiltà mesopotamiche, oggi scenario di sanguinosi conflitti tra i confini siriani, turchi e iracheni. Un territorio arido soggetto a siccità, che negli ultimi anni ha visto l’acqua che scorre nei letti dei due fiumi diventare prima obiettivo e poi strumento di tattiche e strategie di guerra. In queste zone il controllo di fiumi, depuratori, desalinatori e bacini idrici è diventato presto sinonimo di detenzione del potere.

Gli esperti ne sono certi: la crisi mediorientale si risolverà in favore di chi sarà capace di entrare in possesso di buona parte dellerisorse idriche presenti sul territorio. Chi sembra averlo capito già da tempo è l’Isis, un gruppo di terroristi sunniti dello stato islamico, noto alle cronache internazionali per l’inarrestabile marcia jihadista alla conquista dell’Iraq. “Hanno già ottenuto il controllo dei territori settentrionali, tra cui la diga Samarra sul Tigri, e se dovessero conquistare anche ladiga Mosul e la diga Haditha sull’Eufrate, per Baghdad sarà la fine”, afferma Michael Stephens, vice direttore del Royal United Services Institute.

Il controllo dell’acqua gioca un ruolo fondamentale in questo scenario drammatico, poiché aiuterebbe i ribelli a colpire senza troppe difficoltà il cuore del Paese, causando gravi danni dal punto di vista industriale, elettrico e, non ultimo, igienico-sanitario.

Purtroppo la battaglia per il controllo dell’acqua non è solo una prerogativa irachena. La Turchia, infatti, da sempre nemica della Siria e principale finanziatrice delle frange di ribelli presenti ad Aleppo e Damasco, è stata accusata di ridurre il flusso idrico dell’Eufrate verso il Lago Assad, causando un abbassamento di sei metri della più grande fonte d’acqua dolce siriana e lasciando più di due milioni di persone senza acqua potabile. Già nel 1975, quando per la prima volta Siria e Iraq denunciarono la manipolazione idrica dell’Eufrate per mano turca, le principali città siriane e irachene, come Baghdad, Damasco e Aleppo subirono ingenti danni causati dalla siccità, con ripercussioni importanti sull’economia nazionale e sulla salute della popolazione.

Oggi le accuse sono tutte rivolte verso il primo ministro turco Recep Erdogan, imputato di essere un autocrate instabile alla guida di una grande nazione Nato e di aver abusato dei diritti umani di milioni di cittadini. La Turchia, dal canto suo, fa sapere di non aver firmato l’accordo delle Nazioni Unite sui corsi d’acqua internazionali, un patto che prevede una condivisione equa e ragionevole dei fiumi, secondo cui le nazioni prendono misure atte a non causare danni significativi agli altri stati.

Scusanti che non rendono certo giustizia ad Ahmad, uno dei tanti bambini siriani costretti a dividere le proprie giornate tra la raccolta di rifiuti da rivendere ai negozianti e la ricerca estenuante degli ultimi litri d’acqua negli edifici diroccati di Aleppo, dove la situazione è drammatica e sono presenti in media solo 6 rubinetti ogni 100 abitazioni.

“Ci metto mezz’ora per portare l’acqua e poi devo stare in fila 3 o 4 ore per riempire un bidone – racconta ai volontari di SOS Villaggi dei bambini, una onlus italiana che da anni si occupa di salvaguardare la tutela dei diritti dei più piccoli – Ieri, un uomo che aveva perso il suo contenitore mi ha colpito sulla testa e rubato i miei. Sono tornato a casa senz’acqua. Mi vergognavo. Ho preso altri contenitori e sono ritornato là. Sulla strada ho trovato per terra il mio vicino Rama. Ha 4 anni. Era svenuto per il caldo”.

E’ proprio grazie alle voci flebili di questi bambini, vittime innocenti e indifese di questa guerra assurda, che il rombo di bombe e missili passa in secondo piano, lasciando spazio alla speranza che la loro debole eco possa smuovere l’attenzione delle grandi istituzioni preposte a intervenire in scenari sanguinosi come questi.

Fonte: http://www.smartweek.it/laltra-faccia-del-conflitto-mediorientale-la-guerra-dellacqua/

One thought on “L’ALTRA FACCIA DEL CONFLITTO MEDIORIENTALE: LA GUERRA DELL’ACQUA

  1. Nelle sale in contemporanea con Cannes, “Money Monster – L’altra faccia dei soldi” fila via tutto d’un fiato, non si guarda mai l’orologio.

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