LA SALUTE A PAGAMENTO

La lista d’attesa è lunga mesi ma pagando la visita è domani

Stasera a “Presa diretta”: i ritardi aiutano la corruzione a scapito della salute


La formula recita più o meno così: «La lista d’attesa è di diversi mesi. Ma a pagamento può venire già domani». Il cortocircuito della sanità pubblica sta in queste due frasi, che sempre più spesso gli italiani si sentono ripetere quando si rivolgono a ospedali statali. I dati nazionali diffusi dall’ultimo Pit Salute 2015, realizzato dal Tribunale del Malato, parlano di tempi medi per le prestazioni che sono ben lontani dai 30 e 60 giorni previsti rispettivamente per visite ed esami diagnostici dal piano del Ministero della Salute recepito dalle Regioni e tuttora in vigore.  

Nei giorni in cui puntuale si ripresenta il balletto di fine estate sui possibili tagli alla sanità, conviene infatti ripartire dai numeri: tredici mesi per una risonanza magnetica; un anno per una mammografia o una Tac; nove mesi per un’ecografia; sette per una radiografia. E ancora: tredici mesi per una visita psichiatrica, nove per un controllo oculistico, otto per un appuntamento dal cardiologo, sei per essere ricevuti dall’oncologo e altrettanti dall’ortopedico. Sono tempi inaccettabili perché rischiano di compromettere il senso stesso della prevenzione e della diagnosi tempestiva.  

 

A raccontare la sanità negata è il reportage «Liste d’attesa», realizzato da Alessandro Macina per il programma di Riccardo Iacona «Presa diretta», in onda stasera su Raitre. Un viaggio tra ritardi, disorganizzazione e impossibilità di accedere alle cure al punto da doverci rinunciare. Gli ultimi dati Censis dicono che nell’ultimo anno 11 milioni di italiani – uno e mezzo in più rispetto all’anno precedente – hanno rinunciato alle terapie a causa dei tempi troppi lunghi e dell’impossibilità di pagare una visita privata o in intramoenia. Mentre è in costante aumento la spesa sanitaria annuale sostenuta di tasca propria dai pazienti: 34,5 miliardi nel 2015, oltre 500 euro a persona. In due anni l’incremento è stato del 3,2%, il doppio rispetto all’aumento della spesa per i consumi delle famiglie nello stesso periodo, pari a +1,7%.  

«Chi ha più soldi, oggi si cura prima e meglio. Ma così si lede anche un principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini rispetto alla cura», ammette il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che sta studiando una strada per frenare il ricorso all’intramoenia. Il mancato rispetto delle liste di attesa, inoltre, è il principale responsabile del fatto che i pazienti debbano andare fuori Regione a fare gli esami. La chiamano «mobilità passiva» e costa alla collettività un sacco di soldi: 300 milioni di euro alla Regione Campania, 270 alla Calabria, 200 milioni alla Puglia.  

Fin qui i dati. Ma la realtà rischia di essere anche peggiore. Nelle Regioni dove non c’è ancora un unico centro di prenotazione, come prevede la legge, ma tanti Cup che non sono in rete tra di loro, può essere difficile persino riuscire a prenotare una visita.  

 

Fonte: http://www.lastampa.it/2016/09/19/italia/cronache/la-lista-dattesa-lunga-mesi-ma-pagando-la-visita-domani-VXJomEUzTFouuSwlTm9UTI/pagina.html

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