INQUINAMENTO DA ANIDRIDE CARBONICA: MILIONI DI PERSONE A RISCHIO DENUTRIZIONE

Pubblicato un nuovo studio della T.H. Chan School of Public Health di Harvard sull’impatto devastante dell’aumento di Co2 nell’atmosfera sui livelli di ferro, proteine e zinco in 225 alimenti


La previsione e i rischi

L’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, oltre a provocare il riscaldamento globale con tutti i guai correlati, sta riducendo il contenuto in nutrienti delle più importanti colture alimentari, come riso e grano. Se non ci si metterà d’accodo in fretta per contenere le emissioni di CO2 poco sopra il livello attuale di 400 parti per milione, le conseguenze per l’umanità potrebbero essere pesanti anche per un ulteriore peggioramento della sicurezza alimentare.

In particolare a metà secolo ci potrebbero essere 175 milioni di persone in più con carenze di zinco, 122 milioni con carenze di proteine e circa un miliardo di donne in età riproduttiva e bambini con un aggravamento dell’anemia per carenza di ferro. Ad affermarlo è uno studio appena pubblicato sulla rivista Nature Climate Change da Samuel Myers e Matthew Smith, dell’Università di Harvard.

Più CO2 e meno zinco, ferro e proteine nel riso e nel grano

Da oggi al 2050 – in assenza di politiche molto decise di riduzione dei gas serra – è probabile che i livelli di anidride carbonica nell’aria crescano fino a 550 parti per milione. Con queste concentrazioni di CO2 nell’aria alcune piante – in particolare riso e grano – non crescono in modo ottimale.

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Probabilmente questo è dovuto al fatto che l’anidride carbonica interferisce con la capacità da parte delle radici di queste piante di rendere disponibile l’azoto, elemento fondamentale per la loro crescita. Esponendo riso e grano a livelli aumentati di CO2 si è potuto registrare una diminuzione rispettivamente del 10%, del 6% e del 7% di proteine, ferro e zinco. Altre piante alimentari come mais e sorgo non hanno mostrato questi deficit in presenza di più CO2. «Benché più anidride carbonica nell’aria si dovrebbe tradurre in una maggiore crescita generale della vegetazione, su alcune importanti colture alimentari il suo effetto va in realtà nella direzione contraria, indebolendo queste colture», spiegano gli autori.

I Paesi poveri più colpiti

Oggi la maggioranza della popolazione mondiale ricava i principali nutrienti essenziali alla salute dai vegetali – il 63% per le proteine, l’81% per il ferro e il 68% per lo zinco. Il pool di ricercatori guidati da Samuel Myers ha quindi stimato con notevole precisione i consumi mondiali di riso e grano e l’impatto di questa alimentazione sulla salute della popolazione nel 2050.

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I Paesi più colpiti dai deficit nutrizionali sarebbero l’India, il Sud Est asiatico, l’Africa sub-sahariana e il Medio Oriente, dove – contrariamente alla Cina – non ci sono stati particolari progressi nel variare la dieta e nel contrastare le carenze di ferro, proteine e atri nutrienti. Non particolarmente colpiti sarebbero invece le popolazioni di Europa e America, che hanno una dieta più varia. «Ci troviamo così davanti alla situazione paradossale per cui i paesi che meno stanno contribuendo all’aumento delle emissioni di gas serra saranno quelli che ne patiranno di più le conseguenze dal punto di vista alimentare, oltre che da quello più generale di tipo ambientale», spiega Smith.

Le soluzioni

La ricerca parte dall’assunto che nel 2050 l’alimentazione mondiale sia uguale a quella attuale, il che non è detto. Nei prossimi decenni i paesi più poveri potrebbero migliorare le loro condizioni variando di più la loro dieta, introducendo più proteine animali o scegliendo piante meno sensibili all’effetto della CO2.

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I ricercatori osservano che i danni da deficit nutrizionali, che oggi colpiscono più di due miliardi di persone, potranno essere contrastati anche con supplementazione di nutrienti nell’alimentazione, oppure con nuove tecniche colturali in grado di produrre piante più sane. «Tuttavia sarebbe molto meglio affrontare il problema alla radice riducendo da subito le emissioni umane di anidride carbonica e degli altri gas serra — conclude Myers —. Anche perché in questo modo si eviterebbero anche gli altri danni connessi al cambiamento climatico, dalla siccità alle ondate di calore».

 

Fonte: https://www.corriere.it/salute/nutrizione/cards/inquinamento-anidride-carbonica-milioni-persone-rischio-denutrizione/previsione-rischi_principale.shtml

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