I PADRONI DELL’ETEROLOGA

I padroni dell’eterologa

Con il via libera all’utilizzo di gameti esterni alla coppia parte anche in Italia la corsa alle banche di ovuli e spermatozoi. E subito si affacciano sul mercato alcuni giganti della crioconservazione e dello stoccaggio a cui tutti, sia le strutture pubbliche che quelle private, dovranno far riferimento. I costi del sogno di una maternità lievitano. Ecco chi ci guadagnerà


Il business dei figli venuti dal freddo

Gli europei ed in particolare gli Italiani non si riproducono più o lo fanno troppo tardi. Nel nostro Paese la natalità è scesa ancora del 3,5% in un anno. Il soccorso potrebbe arrivare dalla fecondazione con donazione e da un nuovo patto tra giovani e meno giovani che si scambieranno le cellule della fertilità. Ma la cultura della donazione è tutta da costruire, così, in attesa di arrivarci, occorre chiedere aiuto alle banche che congelano, soggetti terzi da cui acquistare servizi. Per lo più multinazionali che prevedono di far volare i fatturati per stoccare, conservare e trasportare i gameti.

Soldi da congelamento e stoccaggio. Un business assicurato dai numeri: quelli dello stoccaggio, del congelamento e del trasporto delle cellule della fertilità. Ovociti e spermatozoi che fanno gola anche alla ricerca scientifica che utilizza le staminali e alla nuova frontiera della medicina rigenerativa che ambisce a sostituire la vecchia farmaceutica. Conservare un campione di seme o di ovociti vuol dire pagare dai 100 ai 500 euro l’anno, per anni.

In Europa molti centri usufruiscono di piccole banche organizzate in casa o di service, ma per l’ovodonazione in costante crescita occorrono cifre importanti per vitrificare. E i numeri fanno la differenza, assicura il professor Josè Remohì, presidente della rete dei centri spagnoli Ivi: con 12 ovociti fecondati e trasferiti l’esito positivo della gravidanza è del  40% , ma con 30 si sale all’80%. Remohì esclude la possibilità di vendere gameti in eccedenza agli italiani perché lo vietano le leggi. I centri spagnoli potrebbero perdere il 63% della domanda di donazione in un sol colpo perché era tutta rigorosamente italiana. L’Italia diventa quindi il mercato da conquistare o, meglio, da non perdere e l’idea di aprire un centro specializzato sull’eterologa, a km zero, non manca.

Arrivano i signori del gelo. In Italia i signori del gelo si sono riuniti in un progetto, una new company privata in uno spazio pubblico, l’università di Roma a Tor Vergata, concessionaria con Cryolab. Partner terzo dei centri, avrà convenzioni con tutti quelli pubblici, passando da Regioni e società scientifiche, grazie al nulla osta ottenuto dal Ministero della Salute (dopo verifica dei requisiti tecnici da parte del Centro Nazionale Trapianti). Al momento si tratta dell’unica struttura in possesso di questa tipologia di nulla osta perché è stata la prima a richiederlo e a ottenerlo, ma non c’è nessun competitore all’orizzonte, neanche per il trasporto dell’andirivieni di cellule garantito dalla fecondazione con donazione. Un investimento piccolo, un milione e mezzo di euro, per conquistare un mercato grande, in crescita, pressoché senza rivali. E se il cuore grande dell’Italia batterà, invertire la rotta, grazie all’eterologa. Vendere anche i servizi al resto d’Europa, dove la domanda di  cellule della fertilità aumenta a vista d’occhio, perché la popolazione invecchia ed i donatori viaggiano, ma non bastano più.

La procreazione assistita in cifre
72.543 le coppie che nel 2012 sono ricorse alla procreazione assistita
– 1,4% rispetto al 2009 (erano state 73.570)
18,9% La percentuale di gravidanze da scongelamento di embrioni nel 2012
Nel 2011 era stata del 17,6%
15,4% La percentuale di gravidanze da scongelamento di ovociti nel 2012
Nel 2011 era stata del 14%
1138 Il numero di nati vivi per tutte le tecniche di scongelamento
Nel 2011 era stato di 924
218 I centri privati nel 2012
Nel 2009 erano 185
137 I centri pubblici e privati convenzionati nel 2012
Nel 2009 erano 156
36,5 L’età media delle donne che nel 2012 è ricorsa a tecniche
di fecondazione assistita
In Europa nel 2010 l’età media era di 34,7 anni
25.187 I cicli di ovodonazione in Europa nel 2009
Il doppio rispetto al 2005
38.124 Inseminazioni con donatore in Europa nel 2009
+30,4% rispetto al 2005
fonte: Relazione sull’applicazione della Legge 40 inviata
al Parlamento dal Ministro della Salute il 4/7/2014 – Osservatorio ESHRE

Un laboratorio di 800 metri quadrati, una compagnia partecipata dall’Università di Tor Vergata nel 2013 e sostenuta dal Rettore Renato Lauro. 250 metri quadrati saranno destinati solo ai campioni cellulari, una capienza per milioni di cellule. Le cell factory rilanceranno le opportunità della ricerca scientifica. Due dipendenti universitari al momento, ed una decina previsti da altre aziende che risiederanno nell’hub, ed è fatta. La partenza in pompa magna, nel gennaio 2013, è stata con un partner tecnologico esclusivo per l’acquisto dei gas, il colosso Linde Medical group. Poi, sei mesi fa, un cambio di passo e la costituzione di una partecipata con piccoli imprenditori siciliani. Anche se formalmente Cryolab non è una biobanca ma una parte terza che può svolgere attività di stoccaggio a favore dei centri di PMA. Proprio dalla Sicilia, la regione più generosa d’Italia per la donazione del sangue, potrebbe partire la campagna di sensibilizzazione per la donazione del seme e, con qualche difficoltà in più, per quella degli ovociti. Così la fecondazione con donazione sdoganerà in Italia la cultura della donazione delle cellule e la necessità di crioconservarle.

 

Sos donatori. Centralizzare le banche e congelare di più, in giovane età, è la strategia che convincerebbe anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che il 1 ottobre scorso, presentando il nuovo “tavolo della fertilità”, ha citato ilsocial freezing come forma di prevenzione da proporre ai giovani che si sottopongono ai trattamenti chemioterapici. Ma quanti ovociti servono per un ciclo di fecondazione in vitro con donazione? “Almeno sei ovociti di buona qualità, meglio se dodici, di una giovane under 30”, sostiene Mauro Costa, responsabile del servizio di riproduzione assistita dell’Ospedale Evangelico di Genova. Ad una donatrice giovane, invece  – prosegue Costa – occorrerà dire che non basteranno quindici ovociti, se vorrà preservare per sé e donare ad un’altra, quindi la stimolazione ormonale dovrà essere più forte e forse rischiosa. L’incentivo potrebbe essere dato da un rimborso congruo? In Europa gli oltre 22.323 cicli di ovodonazione del 2009 sono stati permessi da donazioni altruistiche, ma la carenza di cellule si fa sentire in Gran Bretagna, Olanda e Francia, mentre le uniche a resistere sono la Spagna e la Grecia, dove le donazioni si pagano, tra i 900 ed i 1000 euro per singolo ciclo. L’andirivieni di gameti è dunque garantito, in giro per l’Europa e presto in Italia.

I costi della eterologa. In Europa esistono dei service che raccolgono e conservano i gameti, come  la Nordic Cryobank, specializzata  per il liquido seminale, e la spagnola Ovobank, nata tre anni fa. Con tariffe, di fatto, senza concorrenza: 3000 euro per sei ovociti, più 1000 euro di trasporto, 250 euro per un campione di liquido seminale, da sommare a quello della metodica. Un costo complessivo di 7000 euro per una fecondazione in vitro con donazione, il costo che oggi pagano gli italiani per poter accedere subito nei centri privati. “I gameti non si acquistano, in Europa è vietata la commercializzazione, ma è permesso il trasferimento come forma di cooperazione tra equipe mediche”, spiega Laura Rienzi, la presidente della società di Embriologia Riproduzione e Ricerca. Eppure se ci fossero scambi gratuiti tra donatori o donatrici anonime, l’egg sharing, il costo tra fecondazione in vitro omologa ed eterologa sarebbe identico, conferma Rienzi. Una chimera al momento perché il 60% delle donne che entra in un centro di procreazione assistita in Italia ha dai 38 anni in su, ovvero quando è tendenzialmente troppo tardi. Invece, con un’ovocita di una giovane donna dai 25 ai 35, anche una ultraquarantenne ottiene l’elisir di lunga giovinezza, assicura l’embriologo romano Francesco Morgia, anche se i rischi ostetrici della gravidanza legati all’età restano.

Costretti a fare causa per difendere un diritto

Davide ha 30 anni ed è affetto dall’esostosi multipla, una malattia genetica rara invalidante che ha il 50% di probabilità di essere ereditata dal nascituro. Con la sua compagna Rossella, 34 anni, desiderano un figlio, ma non vogliono condannarlo a soffrire le stesse pene del papà. La tecnica oggi lo permette: con la fecondazione in vitro si possono analizzare gli embrioni per sapere quali hanno il gene della malattia ereditaria ed evitare così di trasferirli nell’utero della donna.

 

Ad aprile Davide legge sui giornali che l’ospedale Maggiore Policlinico di Milano è pronto a partire per offrire un servizio diagnostico sugli embrioni: il diritto è stato già riconosciuto dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo e da alcune sentenze a Cagliari e a Roma. Così la coppia telefona e attende un mese per la prima visita. I medici confermano: è necessaria una indagine genetica sugli embrioni, ma rinviano a strutture private attrezzate perché il servizio non è decollato, “per volontà dall’alto”, dicono nel reparto.

Siamo arrivati al 31 agosto, Davide e Rossella non hanno alternative: solo pochi centri privati in Italia praticano la diagnosi genetica, ma ad un costo per loro proibitivo. Si parla di cifre che vanno dai 10 mila euro in su per un solo tentativo, ed uno non basta, dicono le statistiche. In Grecia, invece, costa la metà, così decidono di partire, ma il successo non è dietro l’angolo e dopo due viaggi e 13.000 euro spesi, la gravidanza non arriva. Il 15 settembre l’avvocato dell’associazione Madre Provetta, Gianni Baldini, invia per conto della coppia una diffida alla direzione generale dell’ente. La nota rimbalza sul tavolo della direzione generale della Regione Lombardia, dell’assessore alla Sanità, Mario Mantovani e del ministro Beatrice Lorenzin, che già dal 17 giugno avevano ricevuto una richiesta di chiarimento dalla direzione della Fondazione Cà Grande per conoscere la legittimità e le modalità di pagamento della procedura.

Il 23 settembre, l’assessore Mantovani  risponde pubblicamente. Bacchetta la struttura che avrebbe dovuto “senza indugio avviare le procedure per le quali non necessitava alcuna autorizzazione ulteriore rispetto a quella già ricevuta come centro di secondo livello”. Allo sesso tempo ribadisce che la legge prende in considerazione solo le coppie infertili con patologia genetica. Così la diffida si trasforma in azione legale d’urgenza affinché si ordini al Policlinico di attivare il servizio e di risarcire la coppia delle spese sostenute in Grecia, dove è stata costretta a rivolgersi. Davide e Rossella sono difesi dagli avvocati Gianni Baldini e Lara Giglio, mentre il Policlinico dal professor Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale. L’udienza è stata aggiornata al 9 dicembre.

Regioni alle prese con regole e tariffe

Undici regioni hanno già deliberato per recepire l’accordo di un tariffario unico per l’eterologa, siglato il 27 settembre scorso al tavolo della Conferenza Stato regioni. Per il Sud, solo la Regione Puglia è in dirittura d’arrivo per deliberare il si all’organizzazione dell’eterologa. La Toscana conferma il suo ruolo di apripista con la prima inseminazione con donazione all’ospedale Careggi di Firenze e affronta subito il nodo della questione: l’assenza di donazioni disponibili, con l’acquisto di un servizio da una banca di stoccaggio e conservazione del seme del nord Europa. Una procedura prevista dalle normative europee e recepita dalla recente delibera 837, approvata il 6 ottobre scorso dalla Giunta regionale.

Il testo, che oltre all’eterologa dà il via ufficiale anche alla diagnosi genetica nelle strutture pubbliche toscane, indica le strade per trovare le cellule, rinviando la discussione al Consiglio Sanitario Regionale sull’utilizzo dei farmaci per stimolare le donatrici, giovani, sane e fertili e per il social freezing, il congelamento di ovociti di donne fertili in funzione di un utilizzo per autodonazione e donazione. Marco Menchini, dirigente della Regione Toscana, redattore delle ultime delibere, in un convegno a Roma l’8 ottobre, ha parlato chiaro: “La benzina verrà ancora dai centri esteri finché non ragioneremo sulle forme di incentivazione per i donatori, non di retribuzione”.

Una nota dolente, quella di come convincere i giovani e soprattutto le giovani a donare ovociti, che non è una passeggiata. “L’altro scoglio da superare senza tabù – aggiunge Menchini – è l’autorizzazione ad usare e pagare i farmaci per la stimolazione ormonale per donne sane, le donatrici”. In Puglia, Donato Pentassuglia, l’assessore regionale Pd alla sanità, canta vittoria per aver ottenuto dal ministero dell’Economia di sbloccare le assunzioni, uscendo dal piano di rientro. Questo aiuterà a completare l’organico anche nei tre centri pubblici che effettueranno la fecondazione, inclusa l’eterologa. Una buona notizia per i pugliesi che ora pagano finoa 1.600 euro per una fecondazione in vitro in casa loro, ma che non potevano accedere ai servizi con il ticket in altre regioni a causa dell’impossibilità a compensare i debiti della Regione. “Un passo molto importante nei prossimi giorni sarà quello di stabilire le tariffe” in centri che saranno vigilati da associazioni di donne, assicura l’assessore Pentassuglia.

A Nord, invece, la Lombardia ha accolto il servizio della fecondazione con donazione solo a pagamento. In attesa che il ministero della Salute faccia il passo di includere le tecniche di fecondazione assistita nei livelli essenziali di assistenza, il che metterebbe fine alla disparità di tariffe tra Regioni.

 

Le speranze tradite

Rabbia, delusione, amarezza. La sensazione di essere state prese in giro. Le coppie che hanno brindato ad aprile, il giorno in cui la Corte costituzionale ha dato il via libera alla eterologa anche in Italia, si sono risvegliate dal sogno. La realtà, a sei mesi da quella sentenza, è purtroppo ben diversa dalla speranza di poter diventare genitori in tempi brevi, nel vicino ospedale, grazie alla donazione esterna di gameti. Nel 70% dei casi saranno infatti costrette a rivolgersi a strutture private o a fare l’ennesimo viaggio all’estero, con alti costi.

“Hanno vanificato la sentenza della Corte costituzionale. Le coppie finiranno nel privato oppure oltreconfine per fare l’eterologa. Praticamente escluse dalla sanità pubblica, dai ticket, in 70 casi su 100”. Maria Paola Costantini di Cittadinanza Attiva è dura mentre persino al centro di consulenza genitoriale di Sos infertilità, organizzato con l’appoggio del comune di Milano, consigliano agli aspirante papà e mamme di andare all’estero. 

I motivi? Innanzitutto il limite di 43 anni posto per la donna, “se può avere un senso dal punto di vista medico nella fecondazione omologa, perché dopo quell’età c’è poca probabilità che i gameti femminili possano concepire, è assurdo in quella eterologa con donazione di ovociti. Ed elimina proprio quelle che ne avrebbero bisogno”, sottolinea Rossella Bertolucci dell’associazione Sos Infertilità.

Così sono ricominciati i viaggi all’estero e le “fughe” nel privato. Una scelta quasi “obbligata” visto che nell’80 % dei casi la fecondazione eterologa riguarda la donazione di ovociti e di queste richieste oltre l’80% sono donne con più di 43 anni. Viaggi all’estero o nel privato per tempo e denaro. Se infatti in Toscana, dove l’altro giorno c’è stato il primo caso di eterologa maschile, oltre i 43 anni non c’è più il ticket di 500 euro ma se ne pagano oltre tremila, in Lombardia i tremila e passa euro li devono pagare tutti. Senza esclusione. E se provassero ad emigrare a Firenze, il prezzo per loro sarebbe pieno. Problemi economici che non si risolveranno, accusano tutte le associazioni, come la radicale Coscioni, se “il governo non metterà la fecondazione assista eterologa nei livelli essenziali di assistenza, ovvero a carico dello stato”. 

A rendere tutto ancora più complicato, in Italia mancano i gameti, anche perché sembra proprio che non si potranno usare quelli crio conservati in questi anni a causa di “paletti” inseriti, qualcuno sospetta ad arte, per allungare i tempi di applicazione della sentenza. Un esempio? Tra gli esami necessari a chi dona ovociti, c’è ora il tampone vaginale. “Non è mai stato previsto come esame in Italia, e non lo è nelle banche di tessuti straniere, perché è inutile. In questo modo è come se avessero deciso di buttare via tutti gli ovociti crioconservati in questi anni: e sono migliaia”, dice Andrea Borini, Presidente della Società Italiana di preservazione della Fertilità. Come dire a pubblici e privati di ricominciare la raccolta, la caccia ai donatori, sperando nella generosità, nel egg sharing. In compagni fertili di coppie sterili disposti a donare ad altri aspiranti genitori, in amici e parenti di chi vuole diventare mamma o padre pronti a donare a sconosciuti. Sperando di creare un circolo virtuoso. 

Fonte: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2014/10/30/news/il_business_dell_eterologa-98248513/?ref=HREC1-27

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