CASSAZIONE, PER STUPRO COMPLETO POSSIBILE PENA RIDOTTA

Cassazione, per stupro completo possibile pena ridotta

La Terza sezione penale della Suprema Corte ha giudicato fondato il ricorso di un violentatore il quale ha sostenuto che, per valutare la gravità di una violenza fisica, deve “assumere rilevanza la qualità dell’atto compiuto, il grado di coartazione, il danno arrecato e l’entità della compressione”, più che la quantità. La Corte di Appello di Venezia aveva confermato la condanna emessa dal gip che escludeva l’ipotesi della minore gravità


La Corte di Cassazione ammette attenuanti nello stupro. Gli imputati per violenza sessuale potranno ottenere uno sconto di pena per aver commesso un fatto “di minore gravità” anche nel caso di violenze carnali “complete” ai danni delle donne. Secondo i supremi giudici, la “tipologia” dell’atto “è solo uno degli elementi indicativi dei parametri” in base ai quali stabilire la gravità della violenza e non è un elemento “dirimente”. Per la Cassazione dunque, è necessaria “una disamina complessiva, con riferimento alla valutazione delle ripercussioni delle condotte, anche sul piano psichico, sulla persona della vittima”. La sentenza depositata oggi, è opposta a quella della Corte d’Appello di Venezia, per la quale lo stupro completo non è mai, né può essere, di “minore gravità”.

La Cassazione ha accolto il ricorso di un violentatore condannato per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale sulla moglie e al quale la Corte di Appello di Venezia aveva confermato la pena emessa dal gip di Vicenza, che escludeva l’ipotesi dello stupro di minore gravità dato che l’uomo aveva imposto con violenza pìù rapporti completi alla sua compagna. La Suprema Corte sottolinea che “così come l’assenza di un rapporto sessuale ‘completo’ non può, per ciò solo, consentire di ritenere sussistente l’attenuante, simmetricamente la presenza dello stesso rapporto completo non può, per ciò solo, escludere che l’attenuante sia concedibile, dovendo effettuarsi una valutazione del fatto nella sua complessità”.

Per effetto di questa decisione della Terza sezione penale della Suprema Corte – sentenza 39445 depositata oggi, udienza del primo luglio – è stata annullata, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Venezia, la condanna (la cui entità non è riportata) inflitta a un uomo di 48 anni, Giuliano S., “limitatamente alla ravvisabilità dell’ipotesi attenuata”.

Le toghe hanno giudicato “fondato” il ricorso del violentatore che ha sostenuto che, per valutare la gravità di uno stupro, deve “assumere rilevanza la qualità dell’atto compiuto (e segnatamente il grado di coartazione, il danno arrecato e l’entità della compressione) più che la quantità di violenza fisica esercitata”. Nel suo caso, da parte dei giudici d’Appello sarebbe “mancata ogni valutazione globale”, in particolare “in relazione al fatto che le violenze sarebbero sempre state commesse sotto l’influenza dell’alcol”.

In proposito, la Cassazione scrive che “ai fini della concedibilità dell’attenuante di minore gravità, assumono rilievo una serie di indici, segnatamente riconducibili, attesa la ‘ratio’ della previsione normativa, al grado di coartazione esercitato sulla vittima, alle condizioni fisiche e mentali di quest’ultima, alle caratteristiche psicologiche, valutate in relazione all’età, all’entità della compressione della libertà sessuale e al danno arrecato alla vittima anche in termini psichici”. Se così non fosse, – prosegue la Suprema Corte – si riprodurrebbe la “vecchia distinzione, ripudiata dalla nuova disciplina, tra ‘violenza carnale’ e ‘atti di libidine’ che lo stesso legislatore ha ritenuto di non focalizzare preferendo attestarsi sulla generale clausola di ‘casi di minore gravita”.

Pertanto, la circostanza attenuante “deve considerarsi applicabile in tutte quelle volte in cui – avuto riguardo ai mezzi, alle modalità esecutive ed alle circostanze dell’azione – sia possibile ritenere che la libertà sessuale della vittima sia stata compressa in maniera non grave”. E’ questo vale anche in un caso come quello esaminato, nel quale la Corte di appello di Venezia aveva fatto riferimento, per negare l’attenuante, “ai plurimi rapporti sessuali completi ottenuti con la violenza e senza il minimo rispetto della dignità e libertà di determinazione della donna”.

Per la Cassazione, invece, è necessaria “una disamina complessiva, con riferimento alla valutazione delle ripercussioni delle condotte, anche sul piano psichico, sulla persona della vittima”, perché i giudici non possono fare come i magistrati della Corte di Appello veneziana che si sono “limitati” a “descrivere il fatto contestato, necessariamente comprensivo, per stessa definizione normativa, di violenza senza tuttavia analizzarne, come necessario, gli effetti”.

Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2014/09/25/news/cassazione_stupro-96647987/?ref=HREC1-13

2 thoughts on “CASSAZIONE, PER STUPRO COMPLETO POSSIBILE PENA RIDOTTA

  1. Buona sera, Stuprata e condannata ad un risarcimento dei danni al ex marito per danni esistenziali ,d’immagine e alla persona. Poiche provare tutto questo è impossibile!!!!
    Il giudice donna e il pm donna hanno condannato la donna e assolto l’ex marito colpevole di stupro e tentato omicidio.
    Dov’è la giustizia italiana?
    Mi vergogno di esserlo!!!!!!!!!!!
    Flavia Ghirardin

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