AVIARIA E ALTRE STORIE

AVIARIA E ALTRE STORIE

Esperti a libro paga per creare il business dei farmaci. Rischio Ogm se l’Europa non rivede i trattati. Ex ministro francese contro il libero scambio. La morale è la stessa: siamo uno Stato senza sovranità

Bei tempi, quando lo Stato era sovrano. Leggi, regolamenti, moneta, tutto era deciso dai rappresentanti della nazione, e dunque dal popolo stesso. E adesso? Al contrario: decidono tutto da un’altra parte: Bruxelles, Washington, o una delle tante cattedrali delle organizzazioni mondiali dove pullulano i lobbisti di ogni genere e grado. Succede così per la maggior parte delle nostre leggi e dei nostri regolamenti; per le linee guida in fatto di salute, agricoltura, economia, eccetera; persino per l’euro che paghiamo profumatamente (e a condizioni loro) solo perché ce lo diano in prestito. Impossibile non accorgersene, a meno che non si sia orbi o non si abbia pure noi le mani in pasta. Da questo punto di vista il mese di aprile ha già prodotto tre ulteriori e illuminanti esempi, che non arrivano dai soliti canali disinformativi, bensì da quelli ufficiali che più ufficiali non si può: dunque eccoci qua a spiattellarveli.

Primo esempio: vi ricordate il famoso tam-tam sulla presunta pandemia di influenza aviaria lanciato dall’OMS? La notizia è che era stato creato ad arte per favorire il business dei farmaci. Per carità, niente di nuovo per noi: peccato che a dirlo, anzi a certificarlo scientificamente, sia stato adesso nientemeno che il British Medical Journal, cioè la Bibbia della scienza medica. Con la pubblicazione di uno studio indipendente (vedi qui: http://www.bmj.com/content/348/bmj.g2263?view=long&pmid=24721793) durato tre anni, difatti, il BMJ ha confermato non solo come l’Organizzazione mondiale della Sanità, nel lanciare l’allarme pandemico, si sia fatta prendere la mano da esperti che erano a libro paga delle case farmaceutiche, ma che addirittura i farmaci antivirali di cui tutti i governi hanno fatto inutilmente incetta nel 2005-2006, parliamo del Tamiflu prodotto dalla multinazionale svizzera Roche e il Relenza della britannica Glaxo sarebbero stati comunque inadeguati perché le loro certificazioni si basavano su dati falsi. «Una truffa», ha concluso senza mezzi termini il BMJ. Truffa che è costata agli italiani 50 milioni di euro per acquistare 6 milioni di confezioni mai utilizzate, e ci è andata pure bene: la Francia ne ha comprate 13 milioni, la Gran Bretagna 14,6.
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/11/aviaria-studio-pubblicato-sul-british-medical-journal-il-farmaco-tamiflu-e-inefficace/947940/)

Sempre a proposito di decisioni che calano dall’alto (secondo esempio), sentite un po’ questa dichiarazione del ministro italiano dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, in tema di OGM. «Siamo fortemente impegnati – ha detto nei giorni scorsi – per una modifica della normativa europea al fine di consentire agli Stati Membri di applicare limitazioni o di proibire la coltivazione di OGM in tutto o parte del loro territorio nazionale». Possibilità che in questo momento non c’è. E difatti, la frase del nostro ministro, girata dall’altra parte, significa esattamente questo: ci sono dei trattati europei (vedi qui: http://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/gmo.htm) piallati sugli interessi delle elite mondialiste e non certo su quelli dei cittadini – che ci impediscono di dire di no agli OGM, nonostante l’Italia e gli italiani si siano chiaramente espressi a riguardo. Dunque o cambiamo questi trattati, o l’Europa (e chi gli sta dietro: le lobby delle varie Monsanto) ce li ficcherà nel piatto, e dovremo mangiarli volenti o nolenti.

Anche dalla Francia (terzo esempio) arriva una dichiarazione – l’ha riportata il sempre ottimo Maurizio Blondet sul suo sito Effedieffe – che va nel medesimo senso. La dichiarazione è del senatore centrista Jean Arthuis, ex ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo Juppè, contrarissimo al trattato transatlantico di libero scambio (TTIP) che Washington (così come gli OGM o la carne agli ormoni) vuole imporre all’Europa. «Mi oppongo a qualsiasi composizione privatistica delle controversie fra Stati e imprese – ha detto Arthuis – Un domani, secondo la proposta americana, un’azienda che si ritenga lesa dalla decisione politica di un governo, vi potrebbe ricorrere». E, aggiungiamo noi, con ottime chance di averla pure vinta. Cioè, come dice lo stesso ex ministro francese, « l’esatto contrario della mia idea di sovranità degli Stati». (qui la sua intervista al quotidiano Le Figaro: http://www.lefigaro.fr/vox/politique/2014/04/10/31001-20140410ARTFIG00323-jean-arthuis-7-bonnes-raisons-de-s-opposer-au-traite-de-libre-echange-transatlantique.php)
Stia tranquillo, monsieur: non solo la sua. E, con le elezioni europee in arrivo il mese prossimo, non sarebbe male farsi anche un nodo al fazzoletto.

 

Fonte: http://www.effervescienza.com/informazione/aviaria-e-altre-storie/#more-425

 

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