ACQUA AVVELENATA, IL PM CHIEDE 180 ANNI DI CARCERE

Acqua avvelenata, il pm chiede 180 anni di carcere

In Abruzzo il processo per la maxi discarica di Bussi. La Procura accusa: omertà e sistematica falsificazione dei dati. Sospetti anche sulle autorità pubbliche


 
Bussi è un paesino incastonato nella vallata abruzzese alla confluenza dei fiumi Pescara e Tirino. Per decenni ha ospitato un’importante industria chimica della Montedison e la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici e pericolosi in Europa, che avvelenava la falda da cui si abbeveravano 500 mila persone. Trenta ettari e 2 milioni di metri cubi contaminati, inquinamento nei terreni fino a dieci metri di profondità e nelle acque fino a 120 metri, più di trenta sostanze cancerogene e tossiche ben oltre i limiti di legge con valori fino a 660 mila volte. 
Quando «La Stampa» ne scrisse per la prima volta, sei anni e mezzo fa, se ne occupavano in pochi: la Procura di Pescara, il Corpo Forestale e un manipolo di militanti ambientalisti come Augusto De Sanctis, che aveva prelevato i campioni di acqua e diffuso i dati sull’allarmante contaminazione, sopperendo all’inerzia degli enti pubblici. Ora sappiamo che l’ignoranza, all’epoca, era finte. Molti sapevano, e da tanti anni: imprenditori, manager, autorità pubbliche. «Sono stati commessi crimini tra i peggiori del genere in Italia, sulla testa di decine di migliaia di persone. Le pubbliche autorità avvertirono Montedison dell’inquinamento delle acque dei pozzi e non i cittadini, le vittime». Lo ha detto il pm Anna Rita Mantini nella requisitoria con cui ha chiesto, per 18 dei 19 imputati (vertici amministrativi, manager, funzionari Montedison), pene da 4 a 12 anni, per un totale di 180 anni di carcere per avvelenamento delle acque e disastro ambientale.  
La Procura ha ritrovato uno studio del 1981 tenuto riservato dalla Montedison in cui si dichiarava per mercurio e piombo «grave compromissione dell’ecosistema del fiume Pescara fino all’Adriatico». «Non ci conviene», è invece scritto in un appunto, riconducibile ai vertici Montedison, a commento della relazione di una società esterna, che nel 1993 segnalava la grave situazione di inquinamento con «probabile rischio per prodotti agricoli» e «la preoccupazione per eventuali utenti dell’acqua sotterranea a valle dello stabilimento e a valle delle discariche», sottolineando che le attività erano inadeguate e proponendo investimenti sia per il risanamento che per lo studio degli effetti sulla salute.
Lo studio fu ignorato e, secondo la Procura, gli investimenti ambientali ridotti dell’85 per cento. Nel corso della requisitoria, Mantini si è soffermata anche sul «dato dell’omertà» riscontrata nelle indagini, spiegando inoltre che c’è il «terribile sospetto che anche i dati pubblici venivano alterati» con una «sistematica falsificazione». Un’affermazione supportata da alcune slide mostrate nell’aula della Corte d’assise, con le tabelle in cui i dati veri del mercurio e quelli falsi passavano, per esempio, da 100 a 14. Il pm in aula ha mostrato una e-mail interna tra due dipendenti in cui uno «si lamentava con l’altro che era troppo sistematica l’alterazione».
Ora la parola passa alle parti civili, quindi ai difensori degli imputati. Sentenza prima di Natale. A novembre, invece, è prevista l’udienza preliminare dell’altro troncone del processo, in cui la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque amministratori e tecnici dell’acquedotto, dell’Asl e dell’Ato (ente idrico territoriale), per aver distribuito acqua contaminata da sostanze pericolose per la salute.
Lo Stato, qualche anno fa, aveva valutato in otto miliardi di euro i danni ambientali per la maxi discarica dei velini. A sette anni dal sequestro, la bonifica non è ancora cominciata. Uno studio dell’agenzia sanitaria regionale, sia pure parziale, ha evidenziato che i due comuni abruzzesi in cui si registra una frequenza decisamente più alta di tumori sono proprio Bussi (dove sorge il polo chimico) e Popoli, cittadina limitrofa dove risiedevano molti lavoratori. Un’indagine epidemiologica a tappeto, pur chiesta da anni, non è mai stata effettuata. Il Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua ha rinnovato la richiesta alla luce di «una requisitoria che rimarrà scolpita nella storia». 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*
Website

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.